IL SOGNO DI RAFFÀ: CON L’AFRICA NEL CUORE PER UN SOGNO CHE NON FINISCE!
- Francesca Leone
- 16 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Stadera n. 163 – Lug/Ago 2025
Intervista a Maria Antonietta Binetti, autrice del libro dedicato al missionario barlettano comboniano ucciso in Uganda il 1° ottobre 2000 (prima parte)

Pubblicato recentemente a cura di Maria Antonietta Binetti, docente di insegnante di lingua inglese, con una spiccata sensibilità e capacità di raccontare, Il sogno di Raffà. Padre Raffaele Di Bari missionario per sempre nella sua Africa, in occasione del 25esimo anniversario della morte di Padre Raffaele Di Bari, missionario comboniano, martire della fede e della giustizia, al quale la città di Barletta, gli ha intitolato una scuola e una strada, per mantenere viva la memoria. Il libro, edito dalla casa editrice Rotas, si legge davvero tutto di un fiato ed è un accurato lavoro di raccolta dei fatti e dei ricordi della vita del sacerdote originario di Barletta. Per l’occasione, la redazione de La Stadera ha intervistato la scrittrice.
Ci puoi raccontare come è nata l’idea di scrivere un libro su padre Raffaele Di Bari, missionario comboniano? Chi è padre Raffaele Di Bari? Nella nostra città c’è una scuola ed una strada intitolate a lui.
Dopo aver scritto lo scorso anno, su suggerimento di padre Antonello Barbaro, il racconto e musical "Amore vuole Amore" ispirato alla bellissima figura del Venerabile Mons. Angelo Raffaele Dimiccoli, in occasione del centenario dell’oratorio di San Filippo da lui fondato, anche quest'anno ho avuto l’opportunità di essere coinvolta in una nuova meravigliosa avventura che mi ha permesso di conoscere un altro grande esempio e modello di umanità e fede cristiana, appartenente alla storia della nostra città. L’idea di scrivere un breve racconto ispirato alla vita del missionario comboniano barlettano padre Raffaele Di Bari mi è stata suggerita da Don Rino Caporusso, già autore del libro-testimonianza "Loribamoi. Padre Raffaele di Bari. Una vita per l’Africa” pubblicato dall'editrice Rotas nel 2010 e promossa da don Ferdinando Cascella, direttore del Centro Missionario Diocesano in occasione del 25° anniversario del suo martirio in terra d'Uganda. Dopo 41 anni trascorsi in Uganda, a lavorare e lottare per dare voce al popolo africano che considerava la sua gente, il 1ottobre 2000, mentre si recava a celebrare alcuni battesimi ad Acholi, un villaggio della sua parrocchia, Padre Raffaele venne barbaramente ucciso da un gruppo di ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (LRA), restando tuttavia sempre vivo nella memoria della nostra città, che gli ha dedicato una scuola ed una strada, come martire della fede e della giustizia.
Qual è stato il momento o l’aspetto che ti ha colpito durante la ricerca e la stesura del libro?

Per la stesura del mio racconto, ho avuto bisogno del prezioso libro-testimonianza curato da don Rino Caporusso, che dopo aver letto e riletto, mi ha permesso di entrare ed esplorare l'universo africano, ma soprattutto, attraverso racconti personali di chi lo ha conosciuto come uomo e sacerdote, il mondo interiore di padre Raffaele: un uomo coraggioso, determinato, spinto da una fede in Dio forte e travolgente, un sognatore di pace e giustizia, un papà per tutti, dal sorriso dolce e rassicurante. Mentre leggevo mi addentravo nei sentieri di una terra lontana e sconosciuta, immaginandomi accanto a Daniel, personaggio-guida, su una jeep in corsa verso albe e tramonti sempre nuovi, mi sono ritrovata a sfiorare le bellezze di una natura incontaminata, tra gorilla, leoni e giraffe, ma anche le atrocità di una guerra fatta di soprusi e ingiustizie subite da vecchi, donne e bambini, rapiti ai loro genitori per diventare macchine belliche, bambini-soldato, vittime innocenti di una violenza assurda.
C’è un episodio o un aneddoto che ti ha colpito particolarmente e che vorresti condividere con i nostri lettori?
Ce ne sono tantissimi. Uno sicuramente dei più importanti è quello che vede protagonista Padre Giulio Albanese, il cui racconto apre e chiude il libro, come a voler predisporre un cerchio, entro il quale tutto si muove, la storia prende forma e le parole lasciano lo spazio al silenzio della fede. Nella postfazione del libro infatti lui scrive: “Io stesso, come ho ampiamente documentato su diverse pubblicazioni, sono stato salvato dalla fucilazione, ordinata dai governativi in territorio acholi, grazie alla sua potente intercessione”.

Un altro aspetto fondamentale nella storia di padre Raffaele è stato il suo amore per il progresso del popolo africano che ha cercato di costruire investendo tutto se stesso al fine di rendere autonoma la sua gente e non perennemente dipendente da altri. Pertanto insegnava loro a coltivare e lavorare i campi, costruendo pozzi e mulini, mettendo le basi a nuove scuole, cappelle, ospedali. Il suo amore per l'Africa era passione creativa e costruttiva per il bene di un popolo che lui tanto amava e che a sua volta, tanto lo ricorda e ama ancora. Sono tanti gli episodi riguardanti la sua vita che mi hanno affascinato. Uno tra questi riguarda il giorno in cui, lui, venuto a conoscenza della fattibilità di acquistare un mulino, riuscì a convincere un suo amico a farlo nonostante il pochissimo denaro a sua disposizione. "Non ho abbastanza soldi" insisteva il suo amico. Ma "Compralo! Compralo! Ho dei soldi da parte, te li do io. Compralo!" Aveva insistito padre Raffaele con la consueta incosciente determinazione di un puro sognatore dall’animo pragmatico ed avvenirista. Finalmente le donne non si sarebbero spezzate più la schiena a macinare il grano tra due pietre o pestandolo nei mortai. Diventò così il don Chisciotte della Missione.
Francesca Leone
N.B. la seconda parte dell’intervista verrà pubblicata nel prossimo numero di settembre-ottobre 2025.






