UNA SECONDA SERATA…TRA AMICI
- Ruggiero Rutigliano
- 15 nov
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 nov
Stadera n. 165 – Nov/Dic 2025
Quella del 22 settembre u.s. è stata davvero una serata tra amici, ricordando don Salvatore Mellone con la presenza del nostro Arcivescovo. Abbiamo ripreso tra le mani il libro che raccoglie le sue omelie prima della sua nascita al cielo: “Lasciamo spazio a Dio”.

Prima di tutto le sue omelie puntano su due sacramenti: il Battesimo e l’Eucaristia; il primo, definito “porta dei sacramenti”, ci fa riscoprire quello che noi siamo per Dio, prima di definire quello che possiamo fare per Lui; agere sequitur esse, sostiene la filosofia e la teologia: ovvero l’agire segue l’essere cioè occorre prima comprendere l’essere e poi cosa può fare/agire quell’essere; il secondo è quello che poi possiamo fare: nutrirci di un pane che ci sostiene nella nostra vita spirituale e nel nostro rapporto con Dio e con i fratelli. Un nutrimento che deve avere alla base non una vita disordinata e povera di bene.
Riguardo il primo, così si esprime don Salvatore durante la celebrazione dell’unico Battesimo che ha operato: “Abbiamo letto nel vangelo: ‘Battezzate nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo’, battezzate significa ‘immergete’ la vita di questa bambina nelle braccia amorevoli di Dio e le braccia amorevoli di Dio non possono far altro che accogliere, accogliere ed amare” (omelia del 2 giugno).
Sull’Eucaristia ci ricorda il dono meraviglioso di Gesù per l’umanità: “Che cosa dobbiamo fare noi per guadagnarci questo cibo [riferito al pane eucaristico]? In realtà Gesù risponde: “Voi non dovete fare niente, perché questo cibo ve lo do io, questo cibo sono io stesso. Voi dovete avere soltanto fede. Voi dovete avere soltanto il cuore aperto” (omelia del 20 aprile).
Parole pronunciate col cuore di una vita paradossale: nel dolore e nella sofferenza durante la malattia, tra casa ed ospedale, traspare la serenità e il calore di un’esistenza votata al dono di sé.
Una vita “graziosa” ovvero piena di grazia, come amava definirsi lui: sacerdote
per grazia. Una grazia presente già dalla sua prima celebrazione il 17 aprile. Una grazia che don Salvatore ha illustrato con alcune metafore ed immagini particolari: “Il Signore ci vuole veramente bene […] aspetta che arrivi io [da te] e una volta che ti avrò abbracciato, una volta che ti avrò preso tra le mie braccia, allora abbracciami e tienimi con te” (omelia del 20 aprile).
Una vita “bella” quella dell’essere cristiano e poi sacerdote. Una bellezza che curiosamente compare nelle sue parole omiletiche sempre più spesso a mano a mano si avvicinava alla sua dipartita: “La bellezza di quello sguardo [di Dio] che non ti giudica, ma che ti ama al di là di quello che tu puoi fare perché la vita eterna non è un’operazione che si conquista con le nostre opere se non per una chiamata, per un amore che ci precede” (omelia del 25 maggio).
È la forza del Vangelo e dell’amore di Cristo che nel tempo ha plasmato la sua vita sino a fargli capire che Cristo lo chiamava ad essere strumento “amplificatore” della voce e dell’amore di Gesù stesso.

Un ragazzo ironico ed autoironico è stato Salvatore; un giovane umile che ha riconosciuto la “pochezza” umana che, però, in un “mirabile scambio”, ci avvicina alla natura divina, come in un abbraccio.
Questa seconda edizione, a dieci anni dalla sua dipartita e a nove dalla pubblicazione della prima, accoglie due novità: una presentazione del nostro Arcivescovo, mons. Leonardo D’Ascenzo, e l’intervista del giornalista Alessandro Gisotti di Radio Vaticana prima della sua prima celebrazione eucaristica il 17 aprile 2015. Grazie alla tecnologia, inquadrando il QR code con i nostri smartphones, possiamo ascoltare alcune parole dell’Autore pronunciate durante questa intervista.
Proferite durante il periodo pasquale, queste parole possono aiutarci a riscoprire quello che siamo per Dio e quello che Lui è per noi. E di conseguenza il bene che siamo chiamati ad operare, in particolar modo verso gli ammalati ed i sofferenti; proprio quei malati e sofferenti ai quali Salvatore si è rivolto al termine della S. Messa della sua ordinazione presbiterale.
Ruggiero Rutigliano






